| Carlo ( @ 2007-11-25 23:30:00 |
La Fondazione A. Devoto e il monte Zatta (post autunnale)
La fondazione A. Devoto (Andrea? Antonio? Alessandro? Non l'ho mai saputo) è un'edificio meraviglioso che si trova sul monte Zatta, in Liguria. Se volete dettagli sul dove si trova consultate il tag geografico di flickr nelle foto qui sotto.
Questo edificio è enorme e fascistissimo, costruito negli anni '30 per essere destinato a diventare un collegio. E' infatti ancora oggi noto come "Il collegio dello Zatta".
Dopo la guerra (forse fu usato come ospedale militare, ma non ne sono certo) questa costruzione cadde in disuso, nessuno dei propietari che negli anni successivi l'hanno posseduto è mai riuscito a farci un granché. L'ultima cosa che io ricordi è una comunità di tossicodipendenti (Le Patriarche, si chiamava) allontanata in poco più di un anno dalle malelingue della popolazione locale, nota per la sua apertura mentale.
Ecco una panoramica dell'edificio

Per la sua posizione e le sue enormi dimensioni è meta di esplorazioni notturne e diurne della bella gioventù chiavarese, che approfittano del sacro terrore che incute l'edificio per spaventare le fanciulle e mostrarsi forti.
Non è però meta di fotografi, almeno non di fotografi di flickr, e questo per un semplice motivo: al di là dell'edificio non c'è altro da fotografare, l'interno è quasi completamente vuoto, non c'è nulla da scoprire.
L'edificio però merita tantissimo.

In compenso il monte Zatta ha come avrete già notato una caratteristica meravigliosa: nonostante l'altezza, la vegetazione spontanea di abete rosso è stata sostituita negli anni con i faggi, che in autunno ricoprono il mondo di un rosso splendido.
Quindi i fotografi che non trovano begli interni da fotografare possono rifarsi con la faggeta.



I fotografi che però cerchino qualcosa di vissuto e abbandonato non avranno di che lamentarsi andando sullo Zatta. Infatti poco prima della fondazione A. Devoto si trova un ex albergo abbandonato anch'esso, che però era stato popolato sino almeno ai primi anni '90. Ignoro se come albergo o solo come ristorante.

Oltre alle stanze d'albergo (caratterizzate come vedete da un comodo lavandino in camera) e al "salone delle feste" è possibile accedere a quello che probabilmente era l'appartamento del propietario dell'albergo. Ignoro se costui, o costei, o questa famiglia, sia morto o scappato in Brasile per evitare i debiti, ma ho scoperto il fascino dello scoprire caratteristiche di una persona frugando fra le sue cose, che come vedete sono abbondanti.

Costui (mi piace immaginarlo come un uomo solo) si rivela essere una personalità interessante, attento alle nuove tecnologie (ho trovato un pezzo di commodore64), probabilmente buddista della soka gakkai (annate di una rivista "Il Rinascimento" che ho scoperto essere a costoro collegata), appassionato di video (come testimonia Faya Dunaway che si accende una sigaretta nella penombra)

Conoscendo il posto in cui ha vissuto e la già citata mentalità degli indigeni, mi domando come sia finito lassù. Credo non lo saprò mai, ma una fetta di sé l'ha lasciata, ovunque sia ora.
PS
Per le foto di questo post devo ringraziare
neropensiero e
uvaspina che mi han dato un paio di consigli su un thread di asphalto. In realtà forse non noterete miglioramenti, e tutto sommato i consigli datimi si riassumono in "Impara a usare la macchina che hai invece che buttar soldi in qualcosa che non avrai mai il tempo o la voglia di imparare a usare bene!", ma io so che qualche sforzo in più lo sto facendo, e tanto mi basta.
La fondazione A. Devoto (Andrea? Antonio? Alessandro? Non l'ho mai saputo) è un'edificio meraviglioso che si trova sul monte Zatta, in Liguria. Se volete dettagli sul dove si trova consultate il tag geografico di flickr nelle foto qui sotto.
Questo edificio è enorme e fascistissimo, costruito negli anni '30 per essere destinato a diventare un collegio. E' infatti ancora oggi noto come "Il collegio dello Zatta".
Dopo la guerra (forse fu usato come ospedale militare, ma non ne sono certo) questa costruzione cadde in disuso, nessuno dei propietari che negli anni successivi l'hanno posseduto è mai riuscito a farci un granché. L'ultima cosa che io ricordi è una comunità di tossicodipendenti (Le Patriarche, si chiamava) allontanata in poco più di un anno dalle malelingue della popolazione locale, nota per la sua apertura mentale.
Ecco una panoramica dell'edificio

Per la sua posizione e le sue enormi dimensioni è meta di esplorazioni notturne e diurne della bella gioventù chiavarese, che approfittano del sacro terrore che incute l'edificio per spaventare le fanciulle e mostrarsi forti.
Non è però meta di fotografi, almeno non di fotografi di flickr, e questo per un semplice motivo: al di là dell'edificio non c'è altro da fotografare, l'interno è quasi completamente vuoto, non c'è nulla da scoprire.
L'edificio però merita tantissimo.

In compenso il monte Zatta ha come avrete già notato una caratteristica meravigliosa: nonostante l'altezza, la vegetazione spontanea di abete rosso è stata sostituita negli anni con i faggi, che in autunno ricoprono il mondo di un rosso splendido.
Quindi i fotografi che non trovano begli interni da fotografare possono rifarsi con la faggeta.



I fotografi che però cerchino qualcosa di vissuto e abbandonato non avranno di che lamentarsi andando sullo Zatta. Infatti poco prima della fondazione A. Devoto si trova un ex albergo abbandonato anch'esso, che però era stato popolato sino almeno ai primi anni '90. Ignoro se come albergo o solo come ristorante.

Oltre alle stanze d'albergo (caratterizzate come vedete da un comodo lavandino in camera) e al "salone delle feste" è possibile accedere a quello che probabilmente era l'appartamento del propietario dell'albergo. Ignoro se costui, o costei, o questa famiglia, sia morto o scappato in Brasile per evitare i debiti, ma ho scoperto il fascino dello scoprire caratteristiche di una persona frugando fra le sue cose, che come vedete sono abbondanti.

Costui (mi piace immaginarlo come un uomo solo) si rivela essere una personalità interessante, attento alle nuove tecnologie (ho trovato un pezzo di commodore64), probabilmente buddista della soka gakkai (annate di una rivista "Il Rinascimento" che ho scoperto essere a costoro collegata), appassionato di video (come testimonia Faya Dunaway che si accende una sigaretta nella penombra)

Conoscendo il posto in cui ha vissuto e la già citata mentalità degli indigeni, mi domando come sia finito lassù. Credo non lo saprò mai, ma una fetta di sé l'ha lasciata, ovunque sia ora.
PS
Per le foto di questo post devo ringraziare